Acrobazia e Catena Operazionale  
 
 
Obiettivo fornire aneddoti tratti dalla storia dell’acrobazia utili per la didattica della “Catena Operazionale” presso le scuole di volo (è un lavoro con cui gli autori hanno dimostrato di saper ben utilizzare il materiale disponibile presso il “Centro Studi”). 
 
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Non è possibile dire quali siano i processi mentali e le operazioni alla base del pilotaggio, con la pretesa di enunciare verità assolute; però accettare come valido il modello cibernetico, che nella terminologia pedagogica aeronautica prende il nome di “catena operazionale” (C. O.), può essere di grande aiuto (pur nei limiti delle schematizzazioni). 
 
Con questo lavoro forniamo aneddoti ed esempi tratti dal mondo dell’acrobazia per facilitarne la comprensione e la memorizzazione delle varie fasi.· ricorderemo brevemente che cosa sia la C. O.· proporremo due episodi “ad hoc” tratti dalla storia dell’acrobazia· concluderemo con una tabella utile come scaletta per fare lezioni sulla C. O. o per studiarla  
 
LA CATENA OPERAZIONALE 
La catena operazionale può costituire un modello per interpretare gli aspetti tecnici del pilotaggio puro e semplice, relativi cioè a singole manovre ed anche, con piccoli adattamenti, quelli tattici più complessi, riguardanti l’esecuzione di procedure e persino interi voli (acrobatici e non). 
 
Che il pilota riesca a svolgere le operazioni della catena operazionale (intesa in tale senso più generale) in situazioni sempre più complesse dipende essenzialmente dal fatto che, con l’esercizio (esperienza), divengono automatiche (quindi estremamente economiche) operazioni che prima assorbivano invece tutte le energie personali.· 
  • Costituzione: è la fase in cui, tramite i sensi, si acquisiscono dati relativi alla situazione.· 
  • Riconoscimento: la mente organizza i dati forniti dai sensi e li raffronta con altri di situazioni note (in memoria) e così provvede al riconoscimento.· 
  • Valutazione: il pilota valuta la situazione in base all’obiettivo da conseguire.· 
  • Rappresentazione: la mente configura vie d’azione per raggiungere l’obiettivo.· 
  • Decisione: il pilota sceglie fra le soluzioni rappresentate (fare una cosa oppure no).· 
  • Intervento sui comandi: la decisione si attua agendo in modo opportuno sui comandi, cosa che richiede abilità manuali che vanno acquisite con l’esercizio 
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    .DUE EPISODI “STORICI”Volo rovescio di Pegoud(costituzione, riconoscimento e rappresentazione) 
     
    Il primo tentativo di volo rovescio di Pegoud (che risale all'1 settembre 1913) non fu sicuramente un azzardo; egli aveva, infatti, precedentemente studiato le possibilità di volare a testa in giù con il suo Bleriot (con motore Gnome) e si era anche allenato a stare sotto-sopra in un aereo sospeso rovesciato dentro un hangar. 
    L'imprevisto, tuttavia, non mancò: dopo il mezzo tonneau, molta benzina uscì dal serbatoio e finì negli abiti di Pegoud e, ciò che è peggio, anche nei suoi occhi.Dato che tutto si concluse lo stesso ottimamente la vicenda acquista toni quasi eroici. 
    Senza dubbio l’ “esperimento” del volo rovescio in hangar è riconducibile alla fase di “costituzione” e il fatto che, poi, sia riuscito anche nella realtà, quasi senza che Pegoud si sia potuto avvalere della vista, lascia pensare che le sensazioni provate nell’ hangar siano tornate anche molto utili per il “riconoscimento”. 
    Il mezzo tenneau seguito dal Volo rovescio, molto probabilmente è per merito di Adolphe Pegoud, in assoluto, la prima evoluzione acrobatica di una certa importanza ad essere stata eseguita. 
    Si racconta che l'idea di fare acrobazie e in particolare quella del volo rovescio sia venuta a Pegoud durante il suo "storico" primo lancio con paracadute da un aeroplano avvenuto il 19 agosto 1913; in quella occasione egli avrebbe visto le incredibili evoluzioni dell'aereo ormai privo di pilota e questo sarebbe stato per lui una rivelazione. 
    Il fatto che Pegoud abbia “approfittato” di quella circostanza per osservare le inedite evoluzioni del suo “Bleriot” mette bene in evidenza l’importanza della “rappresentazione” (quasi scontata quando ciò che deve essere fatto è noto ed invece assolutamente fondamentale e limitante se non è così) 
    A ricordo di quella impresa restano articoli di giornali ed anche un "curioso" biglietto di Pegoud in cui compare il termine “Loupin” (sic) certamente non appropriato alla manovra eseguita ed anche ortograficamente non corretto a dimostrare che si può essere un ottimo pilota senza essere un poliglotta (come ha avuto modo di scrivere Annette Carson su “Flight Fantastic”, il libro dal quale sono state tratte queste informazioni storiche e quelle sull’otto cubano). 
     
    L’”invenzione” dell’Otto Cubano(riconoscimento, valutazione, rappresentazione, decisione e intervento sui comandi) 
     
    L’ “inventore” dell’otto cubano è stato il pilota statunitense Len Povey ingaggiato nel 1934 dal Presidente cubano Fulgencio Batista (di cui fu anche pilota personale) per riorganizzare la “Cuban Air Force”. 
    L’invenzione avvenne per caso nel 1936 durante l’effettuazione del “libero integrale”(1) in una famosa gara di acrobazia: il Freddie Lund Trophy.Egli stava volando con il suo Curtiss con motore da 750 HP ed era intenzionato ad effettuare un triplo frullino alla sommità di un looping (valanga tripla); al momento di effettuarlo si accorse, però, di essere troppo veloce (riconoscimento / valutazione) e quindi rinunciò ai frullini; mentre si trovava sottosopra, dopo avere ormai effettuato 5/8 di looping, ebbe una intuizione: decise di rimettersi dritto con mezzo tonneau (rappresentazione / decisione di intervento / intervento sui comandi) e, subito dopo (rappresentazione “geniale”), ripeté l’intera evoluzione in maniera simmetrica dall’altra parte.  
    Quando, una volta a terra, coloro che avevano notato che qualcosa non era andato forse per il giusto verso, gli chiesero che figura si fosse mai inventato, egli rispose senza esitazione: l’Otto Cubano naturalmente! 
     
    (1) Programma ancora in uso nelle gare di acrobazia aerea a motore in cui il pilota non è tenuto a comunicare preventivamente le figure che intende eseguire. 
     
     
    CATENA OPERAZIONALE  
    fase
    capacità coinvolte
    elementi tecnici importanti
    elementi tecnici importanti
    elementi tecnici importanti
    costituzione
    Memoria a breve e lungo termine  
    Attenzione  
    Sensi
    Scanning (educazione dell’attenzione)  
    Esperienza
    Controlli sistematici, uso delle check list  
    Buone referenze sull’aereo
    Pegoud e il volo rovescio  
    “in hangar”
    riconoscimento
    Memoria a lungo e breve termine
    Esperienza di situazioni di cui sia chiara la struttura
    Esercizi di volo effettuati in modo non stereotipato e correzioni “discrete” non “troppo tempestive”
    Volo rovescio  
    “a occhi chiusi”  
    di Pegoud  
    Invenzione dell’Otto Cubano  
    (velocità elevata alla sommità del looping)
    valutazione
    Conoscenza e indipendenza da condizionamenti negativi (esterni/interni)
    Conoscenza dell’obbiettivo
    Long-briefing. e Short-briefing. accurati  
    Criteri di riuscita  
    De-briefing
    Invenzione dell’Otto Cubano  
    (troppo veloce per il triplo frullino)
    rappresentazione
    Capacità evocative (memoria/fantasia)
    Conoscenza delle prestazioni e delle capacità di evoluzione dell’aereo in funzione dell’obbiettivo e delle proprie doti di pilotaggio
    Addestramento agli assetti inusuali e acrobatico
    Pegoud dopo il lancio.  
    Invenzione dell’Otto Cubano  
    (completare l’Otto)
    Decisione di  
    Intervento
    Motivazione  
    Orientamento all’obbiettivo
    “go”-“stop” (riduzione della scelta a due sole alternative che devono esserci
    Pianificazione accurata; creare opportunità per scelta soluzioni alternate.  
    Non considerare negativamente la rinuncia in caso di dubbi
    Invenzione dell’Otto Cubano  
    (non eseguire il triplo frullino e rimettersi in condizioni di sicurezza)  
    Impegnarsi a dare una dimostrazione o ad effettuare un “programma acrobatico” ben preciso può ostacolare la giusta decisione di desistere in certi casi  
    (prendere esempio da Len!)
    Intervento sui  
    comandi
    Abilità manuali  
    Memoria motoria
    Automatismi
    Metodiche di insegnamento non costrittive  
    Non pretendere di controllare volontariamente gli automatismi.  
    Perseguire gli automatismi plasti
    Se non si è specificamente preparati (come istruttori) la dimostrazione è deludente
     
    N.B.· La resistenza massima di una catena è quella dell’anello più debole; nel nostro caso, perché non venga infirmata la sicurezza, tale anello deve essere, comunque, sufficientemente forte. · Tutte le fasi della C.O. richiedono all’allievo grandi quantità di energie personali non sempre disponibili; spetta all’istruttore supplire sollevando l’allievo da certi compiti in modo che possa concentrarsi sull’oggetto dell’addestramento in quel determinato frangente. 
     
     
    Claudio Brasaola Gianfranco Lagi