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Stefano Zuccarini
Domenica 25 maggio , parteciperà alla Giornata Azzurra 2008, la più importante manifestazione aerea italiana organizzata dall'Aeronautica Militare, che vedrà protagonisti i più importanti team e pattuglie acrobatiche del mondo aeronautico nazionale ed internazionale, Stefano si esibirà in un volo acrobatico con un aliante ASK21 messo a disposizione dall'aeroclub di Reggio Emilia, modificato per l'uso a completa manualita' , grazie all'interessamento e alla copertura delle spese della ass.A.I.C.S.A. e della FSIVA .
La partecipazione di Stefano Zuccarini e' stata resa possibile anche grazie all'impegno logistico e organizzativo del Centro Nazionale di Acrobazia in Aliante Alfina basato presso l'Aeroclub di Castel Viscardo , che si e' fatto carico dell'assistenza necessaria sia per il trsferimento del mezzo che per la gestione a terra.
campione italiano Promozione 1998
Una mattina di settembre la mia moto mi ha tradito
Una curva , una recinzione che si avvicina vorticosamente, un colpo violentissimo che mi toglie il respiro e mi precipita sull’ asfalto freddo.
Capisco subito che questa volta l’ho combinata grossa; i soccorritori intorno a me chiudono gli occhi per non vedere.
Qualche settimana dopo ascolto la sentenza più dura della mia vita, fatta di sigle e di parole a me sconosciute: D10, D 11, D12, lesione completa..., gli occhi dei miei genitori confermano i miei più oscuri timori e l’essere ancora vivo non mi consola affatto. Tutt’altro.
Il mio corpo, abituato a misurarsi con pareti rocciose verticali e tortuose piste da motocross, ora deve arrendersi alla sedia a rotelle.
Lo spazio intorno a me, una volta facile preda della mia curiosità, è ora diventato un nemico invincibile ed odioso, causa di continue frustrazioni.
Un pomeriggio del 1993 Claudio, un amico freeclimber, mi chiama al telefono: ha una sorpresa per me.
Mezz’ora dopo varco il cancello dell’aeroporto della mia città e con una certa apprensione mi avvicino a Claudio che mi sta aspettando insieme ad un uomo con un cappellino in testa. “Indossa il paracadute”, mi dice Dante, “ è obbligatorio sull’aliante “. “Alia..che ?” balbetto io mentre mi allacciano le cinture di sicurezza e solo in quel momento mi rendo conto che sarà proprio quell’ elegante ed affusolato gabbiano di fibra di vetro, sul quale sono nel frattempo salito, a portarmi in cielo.
Ricordo lo strattone al momento dello sgancio ed il sorriso rassicurante di Dante sotto il cappellino.
Poi il fruscio del vento ed il tepore del sole sul viso, unici meravigliosi commenti al paesaggio che scorreva sotto di me.
Quella breve esperienza aveva lasciato nel mio animo un segno indelebile, il “ contagio” era avvenuto.
I problemi cominciarono quando da semplice spettatore del meraviglioso mondo del volo decisi di diventarne uno dei suoi protagonisti, poichè non esisteva in Italia nessuno nelle mie condizioni che possedesse il brevetto di volo.
La sola idea che avrei dovuto sottopormi alla visita preliminare di idoneità psico-fisica presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Aeronautica Militare suscitava negli addetti ai lavori, nella migliore delle ipotesi, un benevolo sorriso di compassione.
Non parliamo dell’aliante che avrei dovuto utilizzare, necessariamente modificato per il pilotaggio completamente manuale: mai visto; chi potrebbe produrlo ? quale aeroclub si prenderebbe la briga di far “ manomettere ” un proprio velivolo per un esperimento così assurdo ? e il Registro Aeronautico, quando mai avrebbe omologato una simile diavoleria? chi si sarebbe assunto la responsabilità di mettere ai comandi di un aereo una persona senza l’uso delle gambe?
Insomma: il sogno appena cominciato era già svanito.
Un anno dopo l’amico Giuseppe mi fa conoscere Marco, pilota acrobatico di aliante di S. Maria Degli Angeli.
In un attimo mi convince ad accompagnarlo a Torre Alfina (TR) presso l’omonima aviosuperficie di proprietà dell’Aeroclub di Viterbo per conoscere il suo Istruttore Pietro Filippini.
Pietro ci crede. Raccoglie la sfida di aprirmi la strada del cielo.
Questi amici lotteranno al mio fianco per farmi diventare un pilota.
Nasce così l’European Flight Association che si batterà per consentire a tutti i disabili di volare.
1994: Istituto di Medicina Legale dell’Aeronautica Militare di Roma.
Sento addosso lo sguardo incuriosito delle persone in attesa: piloti militari, civili, da turismo, commerciali..., non esiste dipendente dell’I.M.L., dall’aviere al colonnello pilota, che passandomi innanzi non si interroghi incredulo su che cosa diavolo stia facendo lì, in quel mondo di super uomini, quel ragazzo su di una sedia a rotelle.
Stringo forte tra le mani la cartellina che contiene la mia esile speranza: l’art. 37 del d.p.r. 18/11/88 nr. 566, la c.d. “ Clausola di flessibilità per le deficienze psicofisiche”; l’ho studiata e ristudiata, ad essa lego la realizzazione del mio sogno.
Sono le 16,30, l’Istituto è vuoto, sono l’unico rimasto, mi hanno sottoposto a visite di ogni tipo e genere dalle sette della mattina.
Nell’ufficio del Direttore c’è tutto lo staff medico al completo, sono tutti intorno a me, sento fortissimo il loro “tifo” silenzioso...... loro capiscono, loro sono dei “contagiati ”. “Fisicamente perfetto”, dice il Colonnello Dr. Alberto Vincenti guardandomi con affetto....”.a parte l’uso delle gambe, ovviamente..., è la prima volta che applichiamo questo articolo......ci vorrà un aliante opportunamente modificato e dovrai dimostrare in missione di garantire comunque la sicurezza del volo.....ora sta a te ”.
Idoneo.
Quest’ uomo aveva compreso l’immensa passione ed il significato profondo e particolare che il brevetto aveva per me e, da vero militare, non esitò un attimo ad assumersi le sue responsabilità, in quel momento, se ci penso, davvero enormi.
Lui ed il suo staff avevano abbattuto un muro che sembrava invalicabile: potevo finalmente sedere sul seggiolino anteriore di un aliante come allievo pilota .
A questi uomini va la mia riconoscenza imperitura.
Da quel momento Enti come il Ministero dei Trasporti, il R.A.I., Civilavia, l’AeCI e tanti altri, noti troppo spesso per essere solo dei mostri burocratici, hanno fatto a gara per aprirmi le porte del cielo.
L’Aeroclub di Viterbo ha inviato in Germania la sua migliore macchina, il Grob Twin III Acro - IVVP, per farla modificare ( l’aliante, è opportuno precisare, è comunque utilizzabile da tutti i piloti ) e dopo la veloce omologazione e certificazione della modifica da parte del R.A.I., è stata superato l’ultima tappa burocratica consistente nella prova in volo con l’Ispettore di Civilavia, il Com.te Giovanni Fornari, volta a verificare se le modifiche tecniche apportate all’aliante erano davvero in grado di consentirmi di pilotare in sicurezza.Finalmente mi trovavo nelle mani amorevoli di Pietro Filippini, divenuto il mio Istruttore.
Giugno 1996 - Torre Alfina.
Sento un clic alle mie spalle, sono le cinture di sicurezza di Pietro che si slacciano. Scende dall’aliante, richiudendo con cura la cappottina di plexiglas dell’abitacolo posteriore.
Vorrei che mi parlasse, quest’uomo straordinario, invece mi guarda e non dice nulla.
E’ il momento della verità: decollo solista.
Sto per diventare il primo disabile a conseguire un brevetto di volo.
Non ho tempo di avere paura: strumenti controllati, cavo teso, ala su , “Victor - Papa pronto al decollo” alla radio e sono immerso nella nuvola di polvere alzata dall’elica del traino.
Altimetro 1000 m. Sgancio !
Sono di nuovo padrone del mio destino, finalmente in armonia con lo spazio intorno a me. Atterro.
Pietro mi viene incontro. Ha gli occhi lucidi l’uomo che mi ha dato le ali.
In silenzio ci abbracciamo forte.
E’ difficile descrivere a chi è estraneo all’esperienza del volo la straordinaria forza e intensità del legame che unisce l’allievo al suo istruttore.
E’ un sentimento di enorme ammirazione, sconfinata fiducia e di profonda riconoscenza verso colui che ti ha condotto pazientemente per mano e ti ha schiuso un universo di emozioni sconosciuto ai più e che niente altro al mondo potrà eguagliare. Pietro è per me padre e madre.
A Lui mi lega un cordone ombelicale indissolubile fatto di amorevoli consigli e ordini secchi, di sguardi severi e discreti sorrisi di soddisfazione, di paure vissute e di paure superate.
Lui mi ha dato le ali.
E’ risaputo: chi va con lo zoppo impara a zoppicare e a Torre Alfina lo zoppo è l’acrobazia in aliante.
Lì questa stupenda e difficile disciplina fatta di sangue freddo, determinazione e precisione di pilotaggio, regna sovrana e cresce sotto lo sguardo attento del suo genitore italiano, l’ inarrivabile Filippini.
E’ stato così che, frequentando quegli autentici appassionati, tirando un looping un giorno, facendo un fiesler l’altro, ho deciso di seguire il corso ed alla fine ho conseguito l’abilitazione all’acrobazia con l’aliante, divenendo l’unico pilota disabile al mondo a praticare tale disciplina. Luglio 1998. V Campionato Italiano Promozione di acrobazia in aliante.
Sono nervoso, fa un caldo terribile, sarò l’ultimo a decollare.
Guardo in su per controllare il volo di Emilio, seguo con gli occhi le sue figure che si susseguono perfette.
Sarà dura.
Serro con forza la cintura in mezzo alle gambe, è la più importante, quella che ti tiene in volo rovescio. Ripasso mentalmente la sequenza delle figure da eseguire mentre salgo al traino. “La velocità”, ripeto ossessivamente a me stesso, “ non devo mai far scadere la velocità sotto i duecentoventi chilometri orari “ .
Nessuna incertezza o esitazione quindi .
Non mi importa di vincere, voglio solo fare un bel volo e rendere al massimo delle mie capacità. “ Victor - Papa in sottovento destro per pista 18” dico trepidante al microfono al direttore di gara per avvisarlo che sto entrando in circuito.
Più di così proprio non potevo fare, penso mentre lascio correre l’aliante sull’erba.
Gli avversari sono tutti intorno a me, dalle loro facce rassegnate capisco che oggi è il mio giorno.
Da allora ho proseguito l’attività agonistica acrobatica che pratico tutt’oggi con grande soddisfazione anche nella semplice missione di addestramento.
Quando sono a bordo dell’ aliante e vedo l’orizzonte roteare silenziosamente intorno a me e sento la potenza delle accelerazioni gravitazionali strapazzare il mio corpo, penso di essere un uomo fortunato.
Fortunato nel vivere certe emozioni uniche, fortunato nel viverle insieme ad altri amici considerati, dai più, dei pazzi.
Pazzi, è vero, ma solo d’amore.
D’amore per il volo.
“ E quando avrete assaporato il volo, sempre camminerete con gli occhi volti al cielo, perchè lì sarete stati e lì bramerete di tornare .“
Leonardo da Vinci
Stefano a bordo dell'aliante modificato con il quale a vinto il campionato Italiano di acrobazia sia in singolo che a squadre.
Stefano con il suo istruttore Pietro filippini
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